Sala del Museo d'Arte Sacra di Scaria con quattro ritratti settecenteschi in cornice
Museo d'Arte Sacra di Scaria — foto: Maurizio_Moro5153 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Per secoli la Val d'Intelvi ha esportato soprattutto una cosa: il talento. Da questi paesi di montagna, generazioni di muratori, scalpellini, architetti, scultori, pittori e stuccatori sono partite verso le grandi città d'Italia e d'Europa, lavorando nei cantieri di chiese, regge e palazzi. Li chiamiamo Maestri Intelvesi, i «magistri» della valle.

La loro storia si legge ancora oggi nelle chiese dei paesi, nei musei della valle e, lontano da qui, sui soffitti di Vienna, Praga, Salisburgo o Roma. Ed è una storia che passa anche da Pellio.

Una tradizione antica, una necessità di montagna

La vocazione artistica della valle affonda le radici nel Medioevo, nella stessa tradizione dei maestri comacini, antelami e campionesi che dalle terre tra i laghi lombardi partivano verso i grandi cantieri. In una valle dove l'agricoltura e l'artigianato non bastavano a vivere, emigrare era una necessità. I periodi di massimo splendore furono il Seicento e il Settecento, quando gli intelvesi divennero ricercatissimi soprattutto per la decorazione in stucco e in scagliola.

Lavoravano spesso in squadre familiari, con mestieri tramandati di padre in figlio, e si spingevano da Roma a Torino, fino in Germania, Austria, Polonia e Russia. Come le rondini, però, tornavano in valle appena possibile: e al ritorno arricchivano le chiese dei loro paesi con altari, stucchi e affreschi.

I Carloni di Scaria

La famiglia più celebre è quella dei Carloni (o Carlone) di Scaria, oggi frazione di Alta Valle Intelvi, a pochi minuti da Pellio. Il padre, Giovanni Battista, era stuccatore; il figlio Diego Francesco fu stuccatore e architetto, mentre Carlo Innocenzo Carloni (1687-1775) scelse la pittura e divenne uno dei grandi frescanti del Rococò europeo. Formatosi con Giulio Quaglio, anche lui intelvese, lavorò a lungo nell'Europa centrale: affrescò soffitti al Belvedere di Vienna per il principe Eugenio di Savoia, a Ludwigsburg, ad Ansbach, a Praga. Rientrato in Lombardia, firmò tra l'altro gli affreschi del Duomo di Monza.

I due fratelli lavorarono spesso insieme, con gli stucchi di Diego a incorniciare le pitture di Carlo Innocenzo. Il loro capolavoro «di casa» è la chiesa di Santa Maria a Scaria, decorata nel corso dei ritorni in valle, considerata per unità di stile uno degli esempi più riusciti del barocco e rococò intelvese.

Gli artisti nati a Pellio e dintorni

Anche Pellio ha dato i suoi maestri. Qui nacque nel 1610 Ercole Ferrata, scultore tra i protagonisti del Barocco romano: collaboratore di Bernini, lasciò opere in Sant'Agnese in Agone e realizzò uno degli angeli di Ponte Sant'Angelo. Da Pellio veniva, secondo diverse fonti, anche l'architetto Carlo Lurago, attivo soprattutto a Praga, dove lavorò al complesso del Clementinum, e autore del Duomo di Passavia.

Dalla vicina Verna partì invece Santino Solari, architetto e scultore che a Salisburgo costruì la cattedrale e il castello di Hellbrunn. E da Laino veniva la dinastia dei Quaglio, pittori, architetti e scenografi attivi per generazioni tra Vienna, Mannheim e Monaco di Baviera.

Dove scoprire i Maestri oggi

A Scaria, accanto alla chiesa di Santa Maria, il Museo Diocesano d'Arte Sacra, fondato nel 1966 e rinnovato nel 2015, racconta proprio la lunga emigrazione degli artisti intelvesi: custodisce disegni e dipinti dei Carloni, statuette di Ercole Ferrata, affreschi del Cinquecento e la preziosa «croce antelamica». L'apertura è stagionale e in alcuni periodi la visita è solo su prenotazione: consultate il sito ufficiale del museo.

A Cerano d'Intelvi, il Museo dello Stucco e della Scagliola Intelvese è dedicato alle due tecniche che hanno reso celebre la valle; anche qui le visite si prenotano. Ma il museo più grande è la valle stessa: a Pellio, la chiesa di San Michele conserva un paliotto in scagliola e opere attribuite a Carlo Innocenzo Carloni, mentre l'oratorio del Garello custodisce stucchi seicenteschi.

Consiglio pratico: molte chiese della valle sono aperte solo in occasione delle funzioni o su richiesta. Prima di partire informatevi presso l'ufficio turistico della Valle Intelvi o le parrocchie, e quando visitate un luogo di culto rispettate i momenti di preghiera.

Che cos'è la scagliola

La scagliola è una tecnica che imita il marmo intarsiato usando gesso, colle e pigmenti naturali. Una volta indurita e lucidata, la superficie sembra pietra preziosa: per questo era usata per paliotti d'altare, piani e decorazioni. In valle ne trovate esempi in quasi tutte le chiese, ed è affascinante scoprire quanto lavoro di mani si nasconda dietro quei motivi a fiori e volute.

Soggiornare a Corte di Pellio significa dormire nel cuore di questa storia: dal giardino potete partire a piedi o in pochi minuti d'auto verso Scaria, Lanzo e le chiese della valle, per un itinerario d'arte che non ha bisogno di grandi città.

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